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martedì 14 febbraio 2017

La Battaglia di Hacksaw Ridge Recensione

Trama. Desmond Doss è un fervente religioso appartenente alla Chiesa avventista del settimo giorno. Figlio di un veterano della prima guerra mondiale alcolista e violento e da una madre fervente religiosa, Desmond cresce attenendosi strettamente agli insegnamenti della Bibbia e soprattutto al sesto comandamento "Non Uccidere". Ma c'è la guerra, tanti giovani partono per difendere la patria, incluso suo fratello. Desmond, inizialmente obiettore di coscienza, decide di arruolarsi come soccorritore, ma ad una condizione: non prenderà in mano nessuna arma, neanche durante le esercitazioni. Arrivato nel centro di addestramento di Fort Jackson dovrà scontrarsi sia con i suoi commilitoni che con i superiori che lo portano davanti alla Corte Marziale per insoburdinazione. Desmond però al processo riesce a far valere le sue ragioni e parte con il resto dell'esercito per il Giappone. Qui l'esercito americano è impegnato in una sanguinosa e quasi impossibile operazione militare per la conquista di Okinawa. La battaglia si scoprirà essere durissima, ma Desmond uscirà a fare la differenza salvando 75 vite.

Commento. Questo film ha delle qualità indubbie. E' composto di tre parti, ognuna delle quali ha un inizio, uno sviluppo e una fine. Le tre parti sono calibrate benissimo (innamoramento, addestramento, guerra) con un climax ascendente che culmina in due sequenze finali mozza-fiato.
Gibson, lo si sa, è un animale strano: alcolista e violento da un lato e un fervente cattolico dall'altro. La retorica del cattolicesimo, il senso di colpa e quindi di espiazione del regista sono tutti elementi presenti nel film, forse a volte anche troppo presenti. A qualcuno questo potrà risultare fastidioso, ma non si può non dire che il film abbia una forte coerenza, quasi suicida. Il cambiamento del protagonista e il suo comportamento, sebbene assurdo, risultano credibilissimi. E' uno di quei film in cui il protagonista ha un'aspirazione morale così forte, così convinta che nonostante tutte le difficoltà a cui può andare incontro, decide di continuare, portando la sua fede e quindi le sue azioni fino alle estreme conseguenze. Persone del genere esistono ed è bello assistere alle loro parabole di vita.
Anche la scelta e la gestione del cast è azzeccata. Alcuni personaggi di contorno nonostante non tante apparizioni riescono ad avere un forte impatto, ma allo stesso tempo a non rubare la scena al protagonista su cui il film è profondamente incentrato. Le scene di addestramento, com'è normale che sia, pagano il tributo a Full Metal Jacket, ma Vince Vaughn (che ha intrapreso un interessante percorso attoriale da qualche anno a questa parte) riesce a colorare il suo personaggio con delle sfumature che lo rendono un personaggio completamente diverso dal celebre sergente Hartmann. Anche Sam Worthington, dopo anni di anonimato, torna con un bellissimo ruolo. Grandissimo infine Hugo Weaving, la sua recitazione, leggermente sopra le righe, riesce a incarnare alla perfezione lo spirito del film, forse appunto fuori-luogo e esagerato in certi punti, ma pieno di convinzione in quello che vuole affermare.
Le scene di guerra sono spettacolari, da anni (forse da Saving Private Ryan del maestro) non si vedeva un film di guerra con un'estetica e una poetica così forte. Anche qui alcune scene sono forse troppo violente, tutto molto esplicito, ma per quello che è il film nel suo insieme lo si accetta. Il film ti prende a mattonate in viso dall'inizio, ma sa dove far nascere l'entusiasmo. Diciamo che se Gibson voleva trasmetterci l'orrore della guerra inteso come terrore per i soldati sul campo di battaglia ci è riuscito benissimo.
L'unica nota stonata potrebbe essere che manca completamente una rappresentazione "umana" dei nemici giapponesi. C'è effettivamente una scena che dovrebbe andare in quella direzione, però non ci riesce pienamente, anzi per come è stato impostato il film risulta completamente fuori luogo.

Conclusione. Il film è valido. Gibson dimostra ancora una volta che sa benissimo gestire una storia  e di saper gestire la suspance come pochi. Tutte le parti sono calibrate con grande maestria. Non so sincermente che accoglienza possa avere agli Oscar. Ha avuto parecchie candidature, ma rischia effettivamente di restare a bocca asciutta. E' un film che va per la sua strada e non strizza mai l'occhio a un quel tipo di pubblico. Perché da un lato si vuole veicolare un messaggio di pace molto forte, dall'altro però si racconta anche l'inevitabilità e la necessità della guerra.

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