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martedì 31 gennaio 2017

La La Land

Trama. Mia e Sebastian vivono a Los Angeles e cercano con difficoltà di inseguire i propri sogni: la prima lavora in una caffetteria e prova a sfondare, senza successo, nel mondo del cinema o della tv con innumerevoli provini; il secondo è un jazzista nostalgico, che fa colazione davanti a uno storico locale jazz e la sera suona al piano le canzoni natalizie in un ristorante per coppiette. I due, come Harry ti presento Sally, si incrociano due volte (una nel traffico, una nel locale dove lavora Sebastian) per poi incontrarsi definitivamente e conoscersi  ad una festa dove Sebastian suona in una band nostalgica degli anni '80 e Mia deve sorbirsi gli sproloqui dell'ultimo noioso fidanzato. Dopo un'iniziale antipatia fra i due, comincerà a nascere un'amicizia, ma una volta al cinema davanti a Gioventù Bruciata scoppierà l'amore. I due andranno a vivere insieme, ma le ambizioni lavorative di uno dei due metterà in crisi la coppia. Saranno capaci a superarla o le aspirazioni di carriera avranno la meglio?

Commento. Inizio subito col dire che la prima ora del film è di una qualità straordinaria, uno schiaffo di piacere allo spettatore che viene da subito preso in un turbine di colori, musiche, coreografie degno dei grandi musical del passato. Chazelle riesce a gestire sapientemente tutte le fasi del film calibrando il ritmo alla grande e alternando scene concitate a momenti più lenti e intimi. Poi diciamo che, scavallata la metà, il film subisce una flessione per poi riprendersi abbastanza bene nel finale.
Il film tecnicamente è impeccabile, i numeri musicali e coreografici sono di alta fattura dall'inizio alla fine con balli coinvolgenti canzoni belle e orecchiabili. Però quello che resta una volta finito il film è che si è assistito a un artificio costruito magnificamente, ma con poca anima.  Perché se celebra magnificamente un atto d'amore verso il cinema, il Jazz e Los Angeles (fotografata divinamente da Linus Sangren), quella che dovrebbe essere la storia d'amore risente di un ridimensionamento. E' così grande l'amore manifestato per cinema, musica e città che la storia d'amore fra i due viene offuscata; è come se il rapporto di coppia debba vivere nella triangolarità per essere veramente completo e che da solo non sia autosufficiente. Per come si sviluppa il film va a calare proprio laddove la parte "musical" ha una sorta di pausa e l'autore deve rimboccarsi le maniche per far collimare tutte le dinamiche della trama. La crisi dell'amore nasce in modo pretestuoso utilizzando personaggi calati dall'alto che sembrano stare nel film con l'unico scopo di mettere zizzania. La scena della litigata cade proprio nel momento in cui ti aspetti che cada e si regge su cliché triti e ritriti (la mogliettina a casa un po' depressa che si lamenta di non vedere mai il marito sempre al lavoro). Nella seconda metà quindi il film subisce un calo vistoso perché appunto la musica si prende una pausa e subentrano dei dialoghi di cui avremmo fatto volentieri a meno. Poi sul finale, da un colpo di scena inaspettato (e forse un po' forzato), il film si riprende con una sequenza finale bellissima e dolcemente paracula.
Il film farà sicuramente incetta di oscar tecnici e probabilmente Chazelle vincerà l'oscar per la regia. Non sono altrettanto sicuro riguardo gli attori e infatti sono quelli più incerti. Forse quello che manca al film è proprio qualche personaggio di contorno che avrebbe dato al film un respiro maggiore quando invece risulta troppo chiuso sulla coppia. Di conseguenza le dinamiche di coppia non funzionano perché non hanno quegli sbocchi laterali necessari che in una romantic comedy ci devono essere. I personaggi c'erano (penso alla sorella di lui e alle coinquiline di lei che compaiono all'inizio anche in delle belle scene), ma si decide di non utilizzarli.

Conclusione. Il film è da vedere e finita la visione lascia una voglia di ballare e cantare (e questa è una delle cose più belle che un film possa fare). Ripensandoci però rimane quell'amarognolo in bocca di un qualcosa che non torna come dovrebbe Alcuni passaggi a livello di trama, sebbene corretti dal punto di vista logico, non riescono a scandagliare alla dovuta profondità le vere motivazioni dei personaggi, rendendo tutto molto prevedibile. Whiplash in questo mostrava più coraggio e più autenticità. Era infatti un film di sceneggiatura, perfetta nei suoi meccanismi, questo invece parte come un film di immagini per poi diventare un film di sceneggiatura dopo, ma non lo fa nel modo corretto. La morale che lasciava Whiplash era chiara, non condivisibile da tutti, ma chiara, qua invece il messaggio si perde.
Probabilmente un film che potrebbe scontare l'altissimo hype che lo ha accompagnato dal festival di Venezia in poi e che quindi rischia di presentarsi come qualcosa che non è. Non è un capolavoro, ma un bellissimo e ben fatto film "nostalgia", un The Artist fatto molto meglio.
Personalmente mi sarei aspettato un incasso in Italia migliore e invece rischia di finire dietro a Collateral Beauty come incassi complessivi, ma aspettiamo la seconda settimana per un responso definitivo.

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