Trama. Nella fredda Brianza si intrecciano le storie dell'agente immobiliare Dino Ossola che fa di tutto per entrare a far parte del fondo azionario del magnate finanziario Giovanni Bernaschi; quella di Carla Bernaschi moglie di Giovanni, donna alle soglie della mezza età, attrice mai veramente sbocciata, che prova a rilanciare la propria vita cercando di salvare, con i soldi del marito, un teatro dalla chiusura; quella di Serena Ossola, figlia di Dino e fidanzata di Massimiliano Bernaschi che un giorno incontra Luca, paziente di Roberta, la sua matrigna, si innamora e decide di cambiare la propria vita.
Commento. Virzì con questo film abbandona i temi e i luoghi a lui più cari e si addentra in un genere e in ambientazioni, mai toccate nelle sue precedenti fatiche artistiche. Ma nonostante i cambiamenti apparenti, le vere ragioni che muovono tutte le sue produzioni permangono anche in quest'ultimo film e quello che ci arriva è un ritratto dell'Italia contemporanea (improntata sull'immaginario del regista e degli sceneggiatori): ricconi senza scrupoli e anche un po' ipocriti, una piccola-media borghesia disposta a tutto per sfondare, donne fuori dal mondo che ricercano nell'arte una sorta di riscatto per una vita inconcludente, ragazzi che sentono il peso del mondo adulto che grava su di loro, alcuni saranno capaci di emanciparsi, altri resteranno intrappolati.
Come al solito Virzì e Bruni non vanno tanto per il sottile con la delineazione dei personaggi: sulla scena si muovono delle maschere fatte a posta per riempire lo spazio filmico, poco si sa del loro passato, delle loro colpe, debolezze, degli altri rapporti. Ognuno simboleggia un certo mondo e nel film veste unicamente quella funzione. Quello delle maschere è uno stile puramente italiano che Virzì sa gestire con abilità riuscendolo a declinare lungo tutti i generi non restando soltanto ancorato alla commedia. Il film ha in queste caratterizzazioni molto marcate sicuramente un punto di forza, ogni personaggio è un "qualcosa" che si staglia in modo netto nel tappeto narrativo, ma inevitabilmente finisce per essere anche un punto di debolezza. I personaggi iniziano e finiscono allo stesso modo, c'è chi si arrende, c'è chi non se ne accorge, c'è chi crede di cambiare e non è cambiato, c'è chi non vuole cambiare. Forse solo i ragazzi (e non tutti) sfuggono al triste destino dell'immobilità.
Il film è suddiviso in quattro episodi di cui tre seguono il punto di vista di un personaggio e l'ultimo è un epilogo che coinvolge tutti. Il primo è sicuramente il più riuscito con un Bentivoglio che tenendo la scena in modo magistrale riesce a costruire un personaggio abietto e viscido, ma con cui non riesci a non empatizzare.
Se nell'episodio iniziale la critica sociale alla piccola borghesia riesce ad essere penetrante, nel secondo Virzì vorrebbe portare avanti in parallelo la delineazione di un personaggio "originale", quello di Bruni Tedeschi, e contemporaneamente muovere una critica alla stato "dei beni culturali" in Italia. Ma se il primo riesce solo in parte con una buona prova dell'attrice, ma con una scrittura del personaggio più confuso che a volte cerca più l'effetto che la profondità, l'intento critico è troppo esplicito e sfacciato cadendo nei soliti luoghi comuni sull'Italia (il sindaco leghista è a mio parere una macchietta fuori contesto). Se si vuole far passare il messaggio "non si possono trasformare teatri storici in appartamenti" lo si dovrebbe fare in modo più sottile.
E arriviamo al terzo episodio, a mio parere quello su cui maggiormente sentiamo la mano del regista. Il genere è quello della storia d'amore adolescenziale di cui ripercorre quasi tutti gli stilemi. La ragazza si innamora di un ragazzo tormentato orfano, con uno zio mezzo tossico e molto ingombrante. I ragazzi oltre a offrire una prova recitativa mediocre non riescono a trasmettere un briciolo di simpatia per i loro personaggi Quello che Virzì ci offre è uno spaccato troppo semplicistico dei giovani d'oggi per poter trovare qualche empatia: c'è il viziato, c'è la ragazza che vorrebbe distaccarsi dal mondo dei viziati, ma non ci riesce fino in fondo e c'è il ragazzo strano ed eccentrico con mille problemi. E del mondo dei ragazzi sebbene a stretta contiguità con quello degli adulti non se ne spiegano le interazioni e i nessi causali che sarebbe stato interessante scoprire. Quello che ne esce è una storia totalmente a sé che di originale ha poco e in cui i ragazzi diventano assumono più delle funzioni "macchiniche" subordinate alla trama che seguire i loro veri e propri bisogni.
Il finale poi lascia perplessi soprattutto per quello che è il lascito generale: i ricchi vincono sempre e non sono neanche così colpevoli, i poveri sono anche sfigati, ma alla fine se la cavano pure loro. Ma tra i due chi vince? Sembra che i due mondi restino paralleli (adulti-ragazzi, ricchi-poveri) e non trovino una sintesi finale.
Conclusioni. Nonostante le varie critiche che si possono trovare, il film resta un prodotto di prima qualità soprattutto in un contesto italiano dove le pellicole di un certo rilievo scarseggiano. Molti lo hanno definito un film in discontinuità con la poetica del regista, ma non credo che sia così: se prescindiamo dall'ambientazione e da quel debole respiro thriller il film è si inserisce in modo coerente con i lavori precedenti e anzi ne rappresenta una sorta di coronamento.
Dal punto di vista della scrittura il film è molto solido e tranne qualche passaggio di trama un po' forzato (vedersi soprattutto il colpo di svolta finale di cui è protagonista involontario Bentivoglio) il tutto è efficiente e a tratti si raggiungono picchi di suspance godibili. Dal punto di vista registico, il film funziona e ha anche dei begli spunti, ma ancora qualche volta Virzì dimostra di non avere ancora un gusto dell'immaginato raffinatissimo (penso come punto di riferimento soprattutto l'ultimo Tornatore). Di note stonate ce ne sono e la cosa che più salta all'occhio sono tre ragazzi con delle parti di un certo peso, ma che riescono a restituire meno della metà di quello che i loro personaggi potrebbero trasmettere. Resta comunque un film da andare a vedere e su cui discutere perché gli spunti che dà sono molti. Un film che più che essere goduto passivamente deve essere visto, ragionato e discusso. Voto 7

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