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martedì 20 dicembre 2016

Captain Fantastic Recensione

Trama. Ben Cash è un padre di famiglia sui generis. Con i suoi sei figli vive nei boschi dello stato di Washington e impartisce loro un'educazione particolare fatta di caccia, difesa personale e attività fisica nel giorno e di letture filosofiche, scientifiche e linguistiche la sera intorno al fuoco. La loro vita nella loro eccentricità sembra perfetta, ma l'equilibrio verrà rotto dalla morte della madre da tempo malata. Ben e i figli quindi saranno costretti ad abbandonare il loro idillio bucolico per andare al funerale della madre. Il viaggio li farà scontrare con il mondo reale "diverso", la famiglia come ne uscirà?

Commento. Questo è un film che ha girato tanti festival e non si fa fatica a capire perché. C'è un concept molto forte, ma diciamo che l'idea drammatica di fondo è quella classica dei freaks che entrano in contatto con il mondo reale. C'è di sottofondo una critica al sistema educativo americano e in generale su come stanno venendo su le nuove generazioni dei giovani. Il risultato però a mio avviso è molto deludente e la presa di posizione finale si tiene in una terra di nessuno che dimostra pochissimo coraggio da parte dell'autore. Alcune idee sono anche simpatiche e i film alla fine scivola via abbastanza indolore, però non si capisce la direzione che il film voglia prendere e soprattutto di cosa si voglia parlare. L'impianto della storia è classico, ma alla fine le soluzioni prese per risolvere la situazione di crisi sono troppo facili e non tengono conto dello sviluppo drammatico del film. Abbastanza emblematihe le vicende dei due figli maschi i più critici nei confronti del sistema educativo paterno, che arrivano allo scontro con il padre per poi riconciliarcisi senza una vera risoluzione del conflitto stesso. La famiglia disegnata da Matt Ross si scopre antipatica e non si prova mai empatia con loro. La scena in cui si scontrano le due filosofie di vita tra una famiglia normale (quella della sorella della moglie interpretata da una grande Kathryn Han) e la famiglia "fantastica" di Viggo Mortensen, la famiglia protagonista ne esce con le ossa rotte e si rivela per quello che veramente è freaks senza umanità che sfoggiano una cultura vuota, nozionistica e soprattutto inverosimile (come si fanno a imparare sei lingue più l'esperanto rinchiusi in una foresta?). Il finale come dicevo si risolve facilmente senza tenere conto dei tanti conflitti che si erano venuti a creare. La figura del nonno (padre della madre) il vero antagonista, non ha un finale e tutta la vicenda legata alla madre è contraddittoria e poco chiara. Tutte le cose che la famiglia fa nel finale sono retoriche e melense e le varie rivelazioni non sorprendono mai veramente. E il finale non prende una vera posizione e arriva ad un compromesso facilissimo e paraculo Se si vogliono raccontare delle storie bisogna avere il coraggio di farle finire in un certo modo e non cercando di accontentare tutti. Questo è un film che strizza in continuazione l'occhio allo spettatore (la scelta delle musiche, certe situazioni "comiche", la fotografia, i costumi un po' strambi dei protagonisti), ma da un film in questi anni si pretende altro. Se si descrive una famiglia che ha un modo di vivere estremo, anche il film deve diventare estremo. Estremo non significa necessariamente violento, ma bisogna avere il coraggio di prendere decisioni difficili, mentre invece Ross sceglie un happy ending stucchevole e soprattutto già visto.

Conclusione. Il film alla fine, ripeto, scivola via abbastanza bene, ma non resta nulla. Strizza gli occhio a un certo tipo di pubblico, ma sono curioso di quanto resterà di questo prodotto tra un po' di tempo. Questi film indie che devono fare i conti con budget non molto ampi devono come minimo contare su una sceneggiatura perfetta (mentre questa ha dei buchi logici gravi in vari punti) e su una regia potente (mentre invece Ross dietro la macchina da presa è alquanto anonimo), altrimenti il rischio è quella di ritrovarsi con un prodotto apparentemente "carino", ma che è destinato ben presto a finire nel dimenticatoio.

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