Trama. Nazir Khan è un "bravo ragazzo" pakistano che vive a New York. Una sera prende il taxi del padre, senza dirglielo, per andare a una festa, ma si perde. Accostato a un angolo della strada sale improvvisamente una ragazza tanto bella quanto misteriosa. I due vanno prima in riva al mare, bevono una birra, si prendono delle pillole, poi a casa di lei fanno dei giochi un po' estremi e finiscono a fare sesso. Dopo un po' Nazir si risveglia e trova la ragazza morta assassinata nel suo letto in un lago di sangue. In preda al panico scappa, ma la sua fuga dura poco, infatti viene arrestato preso dalla polizia e accusato come il maggiore indiziato. A difenderlo arriverà uno stravagante avvocato "sfigato" (John Turturro) tormentato da un fastidioso eczema ai piedi. Riuscirà Nazir a dimostrare la sua innocenza?
Commento. The Night of è stata salutata come una delle migliori serie televisive del 2016, ideata da Steve Zaillan (sceneggiatore di film di Spielberg, Ridley Scott e Scorsese) la serie dal punto di vista tecnico è impeccabile, la fotografia sempre tendente al grigio di Fred Helmes (che mi ha ricordato quella di Seven anche se meno estrema di quella di Darius Khondji) è bellissima, le musiche azzeccate. La serie è composta da otto puntate da circa un'ora l'una. L'operazione ricorda in parte, ed è giusto che lo ricordi, uno dei picchi della serialità di questi ultimi anni ossia True Detective: entrambe sono dei gialli/thriller, entrami sono autoconclusivi.
E' doveroso cominciare col dire che la puntata pilota è un gioiello dal punto di vista registro e di scrittura e Riz Ahmed è perfetto nel ruolo di questo protagonista spinto qua e là dagli eventi che si susseguono senza soluzione di continuità. E forse il problema sta proprio qua, le altre puntate non riescono a reggere il confronto con la prima e il tutto comincia a perdersi e non si capisce che direzione voglia prendere la serie. Soprattuto non si capisce dentro quale genere la serie voglia immergersi. Dalla seconda puntata in poi infatti comincia a seguire tre filoni narrativi (detective story, legal thriller e prison movie) che però fanno fatica a trovare una sintesi comune. Mentre il primo filone (quello del detective) non decolla fino alle ultime due puntate per poi farlo molto bene, ma forse per troppo poco tempo (a questo proposito da sottolineare la prova di Bill Camp nel ruolo del detective Dennis Box), il secondo (legal) è ben fatto e segue in modo corretto e allo stesso tempo originale tutte le regole del genere, mentre il terzo (prison) è il peggiore dei tre. L'esperienza in carcere di Nazir sa tutto di già sentito, le dinamiche carcerarie sono sempre le stesse che abbiamo visto in mille film (ma qualcuno si è visto Orange is the new Black?), il personaggio di Micheal Kenneth Williams è molto approssimativo ed è slegato da tutto il contesto e soprattutto Riz Ahmed non riesce a reggere a livello attoriale il passaggio "breaking bad" e il personaggio che ne viene fuori alla fine è finto e stereotipato. A parte questo i personaggi sono scritti tutti benissimo come le figure dei genitori di Nazir, per niente facili da scrivere e da interpretate, sono risolte benissimo da due attori pakistani veramente validi (e belli cinematograficamente), ma da sottolineare la prova di Jeannie Berlin nel ruolo del procuratore distrettuale, la nemica del protagonista. La prova della quasi settantenne dà una verità inedita al personaggio, le sigarette, gli sguardi, le camminate, l'uso della penna, ogni gesto restituisce un significato, uno stato d'animo e tutti con verità e originalità. Buona anche la prova di Turturro che da grande attore qual è porta sempre la sua prestazione a casa, ma qui forse ci si aspettava qualcosina di più. Diciamo che nell'ultimo periodo (film di Moretti incluso) si è un po' impelagato in questo personaggio del freak/sfigato (e certo con quella faccia che può fare?) però da uno che è riuscito a concepire i personaggi che ha concepito mi aspettavo di più. Meno azzeccata invece la performance di Amara Kan (sempre impassibile con gli occhi sbarrati) e anche la scrittura del suo personaggio mi è sembrata un po' approssimativa e poco chiara in alcuni passaggi.
Conclusione. Questi anni sono un po' contraddistinti dalla sindrome da serie tv, cioè che si tende a trasformare subito le serie belle in capolavori, ma non c'è nessuna che venga stroncata veramente. Esiste dunque una sorta di eccessivo timore reverenziale per delle serie che andrebbero analizzate a fondo per poterne dare dei giudizi oggettivi. The Night of è un prodotto ottimo, però non si deve far passare con questo giudizio vari problemi di cui la serie è affetta. In generale ho l'impressione che se fosse durata la metà non sarebbe stato uno scandalo, anzi si sarebbero evitate delle lungaggini (soprattutto quelle in carcere che ho trovato ridondanti) e si sarebbe data più compattezza al tutto. True Detective quella compattezza ce l'aveva perché era focalizzata sui due protagonisti (le loro rispettive vite private) e l'indagine. Qua invece oltre l'ondeggiare continuo tra diversi generi, si fa fatica anche a capire chi è il protagonista (Turturro o Ahmed?). E quest'ultimo (che trovai ottimo come spalla di Gyllenhaal in The Night Crowley) in questa occasione l'ho trovato incapace di reggere un ruolo così complesso. Per concludere buon prodotto, ottimo prodotto, però dovremmo a volte trovare il coraggio anche di dire cosa non quadra senza paura di ledere sua maestà HBO.

Nessun commento:
Posta un commento