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domenica 23 febbraio 2014

Recensione di A proposito di Davis

Trama. Lwelyn Davis è un cantante folk che dopo la morte del patner con cui formava un duo cerca di lanciarsi come solista, ma senza successo: non ha una casa, la donna che ama non lo ricambia, il suo agente fa finta di interessarsi di lui, la sorella lo disprezza, il padre è in una casa di cura.

Commento. I fratelli Coen tornano dopo più di due anni (dopo il Grinta film da tutti disprezzato, ma che io ho trovato riuscitissimo) e lo fanno alla grandissima; riescono a confezionare un prodotto tecnicamente impeccabile e con una trama apparentemente povera riescono ad affrontare con un tocco leggero temi profondi.
La struttura del film è circolare, il film inizia e si conclude nello stesso punto così da fare della fine un nuovo inizio e ripartire. Il protagonista è avviluppato in un veri e propri circoli; si intravedono degli spiragli, possibilità per prendere altre direzioni, ma sono solo abbozzi, illusioni e si è costretti a ritornare alla solita routine, una routine dove tutto è imprevedibile, non si sa dove si sarà, con chi. Ogni giorno ci si sveglia su un divano diverso. Lo sfondo è la New York degli anni '60, Greenwich Village che i Coen disegnano con la fotografia sopraffina di Bruno Delbonnel che privilegia i colori freddi, per delle immagini sempre perfette che incorniciano il viso di Carey Mulligan, mai così bella.
Si vuole raccontare una vita piena di sfortune e di rincorse inutili in un periodo in cui a tutti sembra andare per il verso giusto. Ma i Coen non fanno altro che fotografare la condizione umana, un andare a zonzo per la città, con le mani occupate da borse, valigie, strumenti e un gatto che non sei stato capace di evitare che scappasse di casa. Non è una visione pessimista, non si parla di sfortuna ma c'è proposito di raccontare una parte di noi, una parte della nostra vita.
I Coen riescono nella difficile impresa di restare coerenti con la propria poetica (una serie di personaggi grotteschi e surreali tra cui domina incontrastato un magistrale John Goodman) e nonostante tutto fare qualche passo avanti, non accontentandosi solo di dare una nuova forma alla solita storia. Con questo film riescono veramente a raggiungere vette inaspettate anche grazie a una serie di canzoni cantate live dal protagonista sempre ben inserite e che sembrano esprimere lo spirito non solo di un uomo, ma di tutto un popolo.

Cconlusione. Sembra ombra di dubbio uno dei film più riusciti degli ultimi anni. A differenza di altri film degli stessi registi il film non lascia affatto "spaesati", ma anzi si lascia la sala soddisfatti e sereni nonostante la trama lasci comunque adito a riflessioni ulteriori. Pellicola quindi straconsigliata. Da vedere assolutamente. Voto 9